Il Trattato di Zurigo, pegno non di pace, ma di più iniqua guerra
Il Governo piemontese [...], avendo ingoiato tanta parte d’Italia, ogni cosa disponeva per compiere la parte più importante e pericolosa del suo programma, la invasione del Regno delle Due Sicilie e del rimanente Stato della Chiesa.
La stampa [...] della Penisola, e quella clandestina dell’istesso Regno di Napoli, apriva pertanto il fuoco contro il [...] re Francesco II, contro il suo Governo e contro la [...] memoria del [...] suo genitore, Ferdinando II.
Il Corriere di Napoli, foglio clandestino, redatto da un [...] architetto, certo Gaetano Forte e dal figlio Carmine Antonio, ex giudice regio * [Costoro scoperti e arrestati, poi lautamente compensati dal Governo usurpatore. Quale foglio, principiato subito dopo la guerra d’Italia, cessò poi nel giugno del seguente anno 1860], assaliva il Governo legittimo usufruttando le maligne polemiche dei giornali inglesi [...], che condiva colle sue cosidette notizie interne [...], con le quali suscitava la diffidenza e il malessere nel popolo e nel Governo.
”Nel suo rapido cammino (scriveva nel N. 6 del 24 febbraio 1860, avente un timbro con la parola Ordine) nel suo rapido cammino la quistione d’Italia da più mesi ha toccato le nostre provincie meridionali.
”Oltre alle tristi pratiche tra Napoli, Roma e Vienna sul modo da tenere pel prossimo fatto dell’annessione, i Governi di Parigi e di Londra sonosi gravemente rivolti alla Corte di Napoli. La politica della Francia le è severa, quella d’Inghilterra ostile e minacciosa. Quest’ultima venne esposta nettamente dall’organo di Lord Palmerston il Morning Post in quell’articolo che può dirsi un programma, un ultimatum. Gioverà dunque conoscersi da tutti, onde noi testualmente lo riproduciamo:
”Noi abbiamo ragione di credere, scrive il citato giornale, che il Governo di S. M. non sia indifferente al doloroso stato interno ed esterno del Regno delle Due Sicilie. L’onorevole Enrico Giorgio Elliot, nostro ministro plenipotenziario a Napoli, ha, crediamo, ricevuto al pari del barone Brenier, ministro francese, istruzioni che hanno per iscopo di attirare l’attenzione del Re e dei suoi consiglieri sui politici cangiamenti che ebbero luogo poc’anzi nella penisola italiana, e devono definitivamente colpire il Regno sul quale egli ha cominciato a regnare in un modo così impopolare.
”Abbiamo tuttavolta poca speranza che le buone relazioni dell’Inghilterra e della Francia abbiano attualmente miglior successo che nelle precedenti occasioni, nelle quali sono stati dati benevoli consigli. Noi non pensiamo punto che la fuga dei Sovrani dell’Italia centrale e la crescente popolarità del Piemonte per tutta la Penisola, abbiano a Napoli l’influenza che dovrebbero esercitare su di un Sovrano, il quale, lungi d’inaugurare il suo regno per alcun atto di natura da conciliare gli animi, ha al contrario continuato un sistema di governo che aveva costretto suo padre Ferdinando II a rinchiudersi, negli ultimi anni di sua vita, nel castello di Gaeta. Il Monarca delle Due Sicilie è stato educato nei principî che consistono a governare con spie, colla spada e col clero. Questo sistema è riuscito dopo il 1848 secondo l’idea che i Borboni di Napoli si formano delle riuscite. Francesco II non terrà probabilmente conto del cangiamento che si è operato nelle condizioni dell’Italia dopo la battaglia di Solferino, e non s’avvedrà già che tra lui e l’esercito dell’Austria hannovi quest’oggi cinquanta mila uomini di truppe francesi e gli eserciti nazionali del Piemonte e dell’Italia centrale. Gli avvisi che noi riceviamo da Napoli ci fanno vedere da parte del giovane Re e di quelli che lo circondano, una cieca ostinatezza che gli vieta di fare attenzione a questi profetici avvertimenti così chiaramente indicati dal progredire degli eventi. Il Generale Filangieri, speranza dei Napoletani e dei Ministri di Francia e d’Inghilterra a Napoli, allorquando entrò al potere ingannò completamen
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